EX LIBRIS

•giugno 29, 2012 • 2 commenti

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Mancava nella mia dilettantesca opera virtuale una ricognizioni sulle pagine cartacee che potrebbero interessare i frequentatori del blog; premetto che la letteratura musicale in Italia risente, non da oggi, di una mancanza di spunti veramente innovativi, non di meno negli ultimi anni alcuni saggi hanno fatto il punto sul periodo punk e post con una certa “grazia”; così mi permetto di farvi un reminder di quello che io ho letto e, variamente, apprezzato:
1) Non disperdetevi, by Oderso-Tinti: un bel volo d’uccello sulla città d’elezione del genere, già due edizioni con cover diverse. Voto 7
2) Largo all’avanguardia, by Oderso ed altri: un bel volo d’uccello sui gruppi della città d’elezione del genere, voto 8
3) Eno, on some faraway beach, by Sheppard: incredibile che sia stato tradotto in ita. Una bibiografia storicizzata del genio! Voto 9
4) American Hardcore by Rachman: dvd più libro, mi viene l’ansia ogni volta che lo guardo, montaggio selvaggio, voto 9
5) Ribelli con stile by Guarnaccia, un bellissimo compendio di etnografia giovanile del ‘900; voto 9
6) The Great Complotto Pordenone by Mazzocut: il libro definitivo sulla scena naoniana, da non confondere con l’altra operetta (dvd più libro) di qualche anno dopo; voto 10
7) Wild thing by Stèfani, la storia del giornalismo rock con immagini veramente inedite; voto 9
8) Wreckers of civilisation by Ford, se ve la cavate con l’inglese e lo trovate (..difficile) un libro stupendo sui TG! Voto 10

E naturalmente
POST PUNK by Simon Reynolds
voto 11

Se poi volete andare indietro leggetevi:
a) Ordigni, by R.Pedrini (nabat-wuming etc.)
b) Almanacco musica due numeri soli by Bertoncelli ed altri
d) Enciclopedia del Rock Bolognese by Tinti.
e) Musica ’80 tutti i numeri che trovate!!!!

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Bobinemania (reel to reel mania) Bobinemania (reel to reel mania) Bobinemania (reel to reel mania)

•marzo 2, 2012 • 4 commenti

Dopo lo Stato del CD e lo Stato del Giradischi non poteva mancare lo Stato del Registratore a Bobine, forse l’argomento più hot di questo 2012. Non ci crederete ma questo desueto mezzo, che ricorda più le colonne sonore di Hollywood degli anni ‘50  che le incisioni del ’77,  sta godendo di una piccola rinascita. Come molte volte succede la riscoperta del mezzo nasce dall’ambito audiophile per poi propagarsi ad un mercato più esteso benchè di nicchia; d’altronde anche con il vinile negli anni ’90 fu così. Sicuramente le vecchie bobine non assurgeranno mai allo status del  “prima di culto e poi di moda” del rinascimento vinilico, ma non può essere taciuto che la rete abbia già annusato il fenomeno. 

Uno dei sintomi principali del rinnovato interesse è il notevole importo che raggiungono le aste di ebay, allorchè vengono posti in vendita i vecchi nastri. Per nastri intendo non tanto le musicassette (anch’esse di culto) ma i nastroni a due tracce degli anni ’50 e ’60. A questo punto si impone una precisazione, peraltro i tecnici mi perdoneranno per la banalizzazione, per cui l’oggetto ricercato non è tanto l’hardware o il software commerciale a 4 tracce (prodotto sino agli anni ’70) ma quello (appunto, ancor più risalente) a 2 tracce: infatti, il purista volendo approcciarsi quanto più al suono del master originale e ben sapendo che sino agli albori degli anni ’80 gli studi di registrazione utilizzavano solo  nastri per i master da riversare in vinile, ha scelto di puntare alla riscoperta di quei master che per velocità di incisione e dimensione del nastro, più si avvicinavano a tale “modello sonoro”. Dunque se un nastro four track può essere reperito (usato) ad una decina di dollari, per un due tracce si possono agevolmente raggiungere i cento dollari, con punte per le incisioni più ricercate (eg. Kind of blue del divino Miles a velocità 38 cms) di ben oltre i 500 usd. Si tratta di cifre di tutto rispetto, tenendo conto che al contrario dei giradischi, nessuno produce più registratori a bobina da circa quindici anni! Il mercato dei due tracce usate, invece è in continuo movimento e sempre di più (chiaramente mi riferisco a piccoli numeri) le case degli appassionati si riempiono di imponenti registratori, che una volta costituivano i sogni proibiti dei loro nonni: difficilmente negli anni ’60 un nostro avo avrebbe potuto accedere all’acquisto di uno Studer A  riservato ai budget delle radio-televisioni-studi di registrazione, mentre oggi tale apparecchio può essere acquistato, perfettamente funzionate, a meno di 2000 euro. Tenete presente che queste macchine professionali erano progettate per durare e per suonare (bene, molto bene) senza sosta e dunque un buon esemplare con un minimo di manutenzione vi durerà all life long. Per tacere del fatto che il cugino “domestico” dello Studer, cioè il mitico reVox (v.foto), vi costerà circa la metà o anche meno. Dunque potrà sembrare paradossale ma l’hardware non è oggi un problema (intendiamoci non dovete cercarli al supermercato o a portaportese) mentre il vero nodo gordiano è il supporto preregistrato e quello registrabile. Infatti, oggi esistono solo due case di produzione di nastri vergini la RMGi (che ha acquisito la tecnonologia BASF Emtec) e la Quantegy (già Ampex), che –intuibilmente- non regalano nulla. Il software a due tracce originale poi sconta un prezzo da collezionisti e dunque?

Se non ritenete che l’ascoltare la musica  sia una passione inestinguibile lasciate stare… se invece la pensate come me, meditate.

San Francisco governa? San Francisco rules?

•gennaio 24, 2012 • Lascia un commento

Credo sia il momento, almeno per me, di ripensare il dualismo NY/LA per quanto riguarda le due culle del sound punk e post degli States. Probabilmente Frisco le ha, per un paio di anni, battute entrambe. Basti por mente al fatto, simbolico, che proprio lì probabilmente sono terminati l’uno e l’altro genere: fu, infatti, nella città dell’amore fraterno che i Sex Pistols tennero il loro ultimo concerto (al Winterland) ed i Throbbing Gristle in formazione completa resero al  mondo il loro ultimo show (al Kezar Pavilion il 29/05/1981).

Probabilmente i media ricordano più S.F. come la patria del beat negli anni ’50 (anche qui, altro famoso locale di reading poetici, la Six Gallery),del movimento beatnik nei ‘60, degli hippy nei ‘70 e della controcultura gay negli ‘80 etc. ma questa città è stata fondamentale anche per i generi musicali che hanno dominato l’inizio degli anni ’80 ed il volgere dei ’70, si considerino questi indizi:

1)   da San Mateo a metà ’70 emigrarono in Groove Street 444 i Residents e la loro fantomatica corporation la Cryptic, che posero le basi della new wave americana;

2)   lì il primo punk americano cercò di allontanarsi dallo stile imperante dei Ramones a favore di un sound più grezzo ed incazzato: si vedano le performance, dal ’76 in poi nell’altro luogo simbolo (il Mabuhay Garden), degli Avengers della fantastica Penelope Houston, dei Crime e dei Nuns (sebbene questi ultimi ben presto avvicinarono sonorità new wave);

3)   lì nacquero i Dead Kennedys che iniziarono l’hardcore punk e ricordiamo che il loro leader Jello Biafra addirittura si candidò a sindaco della città, ottenendo non irrilevanti sebbene largamente minoritari consensi

4)   ivi già nel ’79 abbiamo assistito ai più riusciti esperimenti di fusione dell’electro con il punk grazie ai sottovalutati Units (anche se sul punto i Suicide di NY vantano il primato) Da trovare assolutamente il loro raro primo Ep autoprodotto High Pressure Days, che intanto potete ascoltare qui nella prima versione grezza, diversa da quella del LP: http://www.youtube.com/watch?v=qOsrS4XgyB0&feature=related

5)   Da lì si diffuse nella nazione il primo industrial made in usa con i Factrix che collaborarono largamente con il quinto membro amerikano dei TG, Monte Cazazza;

6)   là possiamo trovare alcune tra le band misconosciute più rivalutate oggi dalla critica: si veda l’intero capitolo dedicato da Simon Reynolds, nel suo fondamentale Post Punk, ai Flipper ed alle loro costole, i grandissimi Sleepers da alcuni considerati (eccessivamente) quello che i Joy Division avrebbero potuto diventare e non sono mai stati, recuperati di recente sul magazine MOjo, anche, dall’altro guru dell’editoria britannica, John Savage (l’uomo che nel ’77 fece scoprire i Residents in UK!).

 

Se questi indizi non vi bastano, non so cosa farci.

(rarissima prima stampa del primo singolo di Avengers, cd. crucifix cover -val. circa €250)

REZ mania (coochie brake special edition)

•dicembre 20, 2011 • Lascia un commento

Ogni uomocollector o che voglia dirsi tale non può non confrontarsi con la Bestia, lo spauracchio di ogni  adepto al post punk (con devianza electro), ovvero con gli uomini occhiuti da San Francisco,  I RESIDENTS!

Inutile che ve ne faccia la bibiografia, vi basti sapere che al termine degli anni ’60 ‘sti due  intrapresero un viaggio d’arte e di formazione verso la California e la San Francisco dei Grateful Dead, Ginsberg etc…. ma non vi arrivarono mai, si fermarono alla periferia della west coast a San Mateo e fu la loro fortuna, poichè evitarono gli acidi e la contaminazione della morente scena hippie e poterono produrre in totale originalità ed autonomia all’incedere degli anni ’70. Il loro primo capo-lavoro Santa Dog (anagramma natalizio di Satan dog) suona totalmente electro, nonostante i sintetizzatori non fossero neppure stati inventati e denota un lavoro in studio sui nastri praticamente unico e TOTALMENTE INNOVATIVO (in maiuscolo poichè non credo userò mai più questo termine  per un genere musicale post Bach).

Se questo erano le premesse ed in un prossimo post ne analizzeremo meglio le opere e le gesta, potete comprendere come la loro devastante capacità innovativa si irradi ancor oggi sia pure tra gli alti e bassi del secondo  ventennio ma d’altronde rimanere “di culto” per quaranta anni esatti è  un unicum al mondo, praticamente sono come i Rolling Stones ma al contrario.

Se dunque il 2012 chiuderà il loro quarto decennio produttivo, chiaramente non potevano esimersi dal festeggiarlo con una nuova uscita ed infatti per il febbraio 2012 è previsto in cd e vinile il loro nuovo lavoro coochie brake con un nuovo cantante latinos, ma….. da gruppo di culto, questo cd –more solito- è già uscito dallo scorso novembre in edizione limitatissima di due dischi in sole 444 copie numerate e vendute solo sul loro e-bay store, ma…. –guardacaso- solo le prime 44 copie sono state editate invertendo “erroneamente” le indicazioni stampate sui dischi: allora, si è scatenato l’inferno ed oggi le ultime copie, quelle più rare da 1 a 10, sono in vendita (l’ultima la n.1 andrà alla mezzanotte del 31/12), andatevi pure a vedere come se le contendono…. ne parleremo alla fine!

 http://www.ebay.it/sch/gummiband/m.html?_nkw=&_armrs=1&_from=&_ipg=&_trksid=p3686

Lo stato del giradischi (Turntablism)

•novembre 29, 2011 • Lascia un commento


A corollario del mio precedente post su lo stato dei media audio, mi incombe l’onore di fare il punto ai miei lettori anche sullo stato dell’hardware destinato a suonare il supporto vinilico, unico oggetto e soggetto qui degno di nota.

Contrariamente a quanto si pensi il giradischi non è un oggetto da collezione (scordatevi  di acquistarne uno al mercatino delle pulci) ed oggi a livello mondiale possiamo contare almeno un centinaio di produttori che trovano tranquillamente la loro collocazione sul mercato con prodotti innovativi ed in costante evoluzione; essenzialmente abbiamo produttori in area UE, Asia e USA, che vanno dall’artigiano alla grande industria. Si va dalla storica Luxman che proprio l’anno scorso è tornata sul mercato dell’analogico (abbandonato a metà egli anni ’80 con il canto del cigno del mitico PD 555 –) con il nuovo modello PD 171, alla Clearaudio tedesca sino ai noti marchi UK Linn e Rega per arrivare a produttori ultra rispettati di nicchia quali Shindo (J), Ikeda (J), T.Fletcher (UK), Chris Feickert (GER) Morsiani (ITA), pensate che anche in Lituania esiste una emergente piccola ditta che costruisce  notevoli bracci di lettura la REED Tonearms.

Trattandosi di un articolo per non iniziati ma semmai interessati, non intendo tediarvi con considerazioni tecniche (tipo il dilemma fondante meglio la trazione diretta o la cinghia?) anche perchè non ne ho la piena competenza, vi basti però sapere che quello volgarmente definito come giradischi in realtà è il risultato della combinazione di tre elementi ben distinti e con diverse problematiche  attinenti alla fisica ed alla geometria: il piatto (che fa girare il disco), il braccio di lettura (che deve centrare il solco con precisione assoluta) ed il fonorivelatore (testina) che legge l’incisione e preamplifica il primo segnale; solo ove questi elementi lavorino in completa sinergia potremo ottenere  dal supporto analogico un suono in grado di far ricredere chiunque sulla superiorità del digitale; d’altro canto ove questa sinergia sia mancante a causa di un errato accoppiamento il novello analogista si troverà di fronte ad un lungo sentiero lastricato di ansie e dolori al portafoglio. Per questo mi permetto di consigliare a chi intenda entrare in questo mondo senza una guida o una preparazione di base di affidarsi ad un combo già confezionato dal costruttore, tenendo ben in mente che l’accoppiamento più critico è quello braccio/testina. Solo in seguito potrà avventurarsi – non senza rischi- nell’affascinante ricerca di nuovi meticciati tra prodotti di marche e caratteristiche diverse, come il passaggio, ordalico, dalla classica testina MM (moving magnet) alle esoteriche testine MC (moving coil), che assicurano una resa di molto superiore ma  necessitano di componenti (anche elettronici – stadio phono) ben interfacciati e di qualità. Non può essere taciuto, infatti, che il vero fascino dell’analogico, al di là della soddisfazione estetica di vedere -a volte- oggetti di arte moderna in movimento, consiste nel poter implementare a seconda delle disponibilità ed interesse il proprio set up sì da migliorare la fruizione sonora per gradi; vi basti pensare che il solo lavare (professionalmente!) il vinile vi restituirà un miglioramento sonico immediatamente apprezzabile; il digitale, invece, non abbisogna di tali amorevoli cure, è fatto per chi non ha tempo da perdere, per chi ascolta i primi dieci secondi di ogni brano, per chi ritiene che lo spazio domestico non tolleri null’altro che una pila di apparecchi neri con qualche lucetta, per chi sostiene che “i bit sono i bit e non possono fallire…. mai”.

Per l’inguaribile romantico, invece, ecco la foto

Franco Sporco / Frank the Dirt

•novembre 12, 2011 • Lascia un commento

Bona lè

Minimal sinth’s gems

•novembre 2, 2011 • Lascia un commento

Tanto per essere libreschi, con tale dizione si intende quello stile musicale nato al volgere degli anni ’70 in corrispondenza dell’arrivo dei primi sintetizzatori economici, che favorirono  l’avvicinamento di quei “giovini” che non sapevano cosa farsene delle chitarre e preferivano esplorare il futuro, mantenendo però una rigida etica punk.

Abbiamo già parlato dei gruppi più noti uk(v.electro british), tedeschi (v.fratellini degli uomini macchina) ed Ita (più volte citati Neon e Pankow), adesso però parliamo di quelli meno noti ma egualmente divertenti ed originali. Here they are:

Transparent illusion:  LP omonimo ( €1.000). Pare che sia Lui sacro grail dei collezionisti di genere ed oggi è stato ristampato in lussuosa edizione da 180 gr. Da non perdere se volete anche ascoltare un beat elettrico bello tosto.

Implog : band inglese con all’attivo un 7” (€70) ed un 12” Holland Tunnel Drive (€50),entrambi editi nel 1980, entrambi raretti e moooolto minimali; apprezzati pure da John Peel!

Plath: italia rules, da una costola dei RINF erano obiettivamente avant; non facilmente reperibile il loro unico ed indigesto singolo del 1982 I am strange now (già quotato €60)

Homeservice: inglesi, con ben tre singoli per loro, ma solo il primo 7” Wake up! del 1979 (€30) degno di nota.

Logic system:LOGIC lp (€40) qui siamo sull’esoterico/ professionale; dall’uomo dietro i synth della Yellow Magic orchestra un disco pauroso per l’epoca e per oggi (see photo).

 

Ascoltateli su you tube e poi capirete che trent’anni sono passati invano..