Crisi, che crisi? (Crisis what crisis?)

 

No, i Supertramp non c’entrano, anzi erano tra i moloch che sono stati spazzati via dall’ondata punk, ma il titolo del loro (pessimo) disco qui ci serve per  introdurre l’argomento sullo status del mercato dei vinili punk e post. Chiaramente in tempi di crisi tutti si aspettano una contrazione, in primis, sui settori voluttuari e ad una prima analisi, il collezionismo vinilico potrebbe essere ricondotto al genere…ma non è così: infatti, se io aspetto a cambiare macchina oppure compro un cd di meno al mese lo faccio perchè so che l’autovettura comprata ed il cd acquistato, subito dopo che li ho pagati, perdono il 20-30% e dunque ci penso; ma so anche  che se compro bene un vinile d’epoca, il giorno dopo avrò guadagnato il 10% senza colpo ferire e dopo un annetto il 20%. Non è un segreto ed infatti, per quanto posso personalmente apprezzare, ancora oggi i pezzi belli e rari -su ebay- raggiungono sempre  ottime quotazioni e sono pochi i venditori che possono lamentarsi di avere svenduto, piuttosto è questione di tendenze ed in effetti noto uno scarso interesse per il punk americano ma un costante interesse per quello inglese (ormai divenuto un bene rifugio) ed un crescente appetito per le (poche) incisioni italiote. Speriamo che questo fenomeno di attenzione per la produzione italo ruspante non faccia saltare il banco come mi pare stia succedendo per il mitologico progressive italiano che, fatto esplodere letteralmente dalla follia dei collezionisti giapponesi, oggi sconta il mancato rinnovato interesse del popolo del sol levante, che comincia a fare i conti con la perduta onnipotenza dello yen sulla  defunta lira. Sicuramente, però, ad oggi non ci sono segni di distorsione del “nostro” mercato e se qualche dischetto sconta quotazioni un pò elevate rispetto alla sua obiettiva rarità o pregio musicale, non assistiamo a fenomeni di dopaggio ma semmai di  ritrovata passione (leggasi rincoglionimento) dei quarantenni per i tempi che furono.  Vi porto un esempio, analizzando il caso “ultime aste dei Nabat” che, come noto, hanno al loro attivo poche incisioni, di cui tre assolutamente ricercate:

    -La compilation skins & punks,  pre crisi era negoziata (media popsike) a  €230 oggi sfiora  gli €250.

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(sopra, particolare dell’allegato interno)

 

-Il primo singolo Scenderemo nelle strade, pre crisi andava mediamente aggiudicato ad €350, oggi è stato battuto ad € 450, poi ad € 440,00 ed infine altra copia ad € 390,00

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(sopra, Wu Ming 5)

 

– Il secondo singolo Laida Bologna, nel 2007/2008 passava di mano ad €160 adesso è andato ad € 165  

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(sopra, miniatura vergata a mano nel foglio contenente testi e ringraziamenti)

 

 Vedremo tra un anno quanto varranno, per ora, nessuno diventa ricco o si impoverisce ma, sicuramente, sempre più persone si interessano al fenomeno e.. volete scommettere che tra poco qualche illustre maestro di pensiero sdoganerà sui grandi media il periodo italopunk?

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~ di lexspeed su febbraio 17, 2009.

2 Risposte to “Crisi, che crisi? (Crisis what crisis?)”

  1. ciao. è da un pò che ti leggo e apprezzo quello che scrivi.
    Un problema che vedo è che il collezionismo in Italia non sempre è fatto in modo professionale e competente ( leggi prezzi non sempre corretti e coerenti).
    Sul punk americano personalmente noto più interesse e prezzi più alti di quello inglese, ma è solo una mia opinione.
    Buon lavoro
    Enrico

  2. E’ un piacere essere seguito da pochi ma ben informati (leggi appassionati). La questione dei prezzi – come vedi- cerco di affrontarla in modo tecnico ma pur sempre personale. Sul punk americano mi piacerebbe confrontarmi, ad esempio io ho di recente acquistato il primo dei television su etichetta privata ORK (stampato in 5000 copie) a solo dieci dollari, che francamente mi pare incredibile tenuto conto del fatto che stiamo parlando di una incisione di importanza capitale per il movimento; sul mercato americano vedo solo grande interesse per i misfits, fammi sapere, se vuoi, i tuoi riscontri.

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