Electro Britain

 

Lo avevo promesso.

Alla fine degli anni ’70 sui cieli della manica uno sparuto manipolo di coraggiosi piloti di rudimentali sinth affrontarono, a petto nudo, l’invasione alemanna degli uomini macchina, difendendo il suolo di Albione e poco dopo sbarcando addirittura in Normandia.

I loro nomi erano: Cabaret Voltaire, Human League e Clock Dva e venivano tutti dalle Midlands inglesi; a loro altri giovani si unirono ed appresa l’abile arte della manipolazione sintetica, invasero, novelli scienziati pazzi, il mondo: erano i Depeche Mode ma di loro non ci cureremo, oggi parliamo dei pionieri e delle tre loro incisioni che dovete assolutamente avere. Le loro gesta sono anche egregiamente videonarrate in un DVD import emblematicamente intitolato Made in Sheffield, di cui considerare l’acquisto.

 

Dalle cantine di Sheffield, anzi dalle fonderie della città dell’acciaio, vennero forgiati i primi pezzi dei Cabaret Voltaire già nel 1978: Do the Mussolini era il verbo e la Rough Trade non si fece sfuggire i tre ragazzi che già da quattro anni maneggiavano le tastiere con modalità così minimali e “cantavano” in modo così affannato, da ricordare l’ultimo anelito di un morente. Industriale venne definita la loro musica dopo che i Throbbing Gristle avevano coniato il vocabolo e definito il genere ma io la appellerei futurista o addirittura futuribile: solo dei pazzi illuminati potevano accendere un paio di synth, programmarli su di una sola nota (possibilmente bassa) e poi attendere che si manifestassero le “variazioni nella forza” (tanto per ricordare Star Wars), creando ogni volta brani eguali ma diversi, sino all’apoteosi delle ruvide frequenze di Nag Nag Nag, loro singolo insuperato ed insuperabile (su R.T. 018).

Non erano pazzi, anzi, ma altrettanto minimali negli esordi quanto barocchi in seguito, gli Human League, di cui è necessario assolutamente ascoltare la prima uscita Being Boiled nella early version mono su 45 giri, che differisce, in meglio, da quella stereo pubblicata su Travelogue, sicuramente più rifinita ma priva di quella fascinazione semplice che solo un gruppo di giovanissimi privi di mezzi è in grado di apportare alla musica.

Meno noti e di poco successivi alle due leggende di cui sopra erano i Clock Dva di Adi Newton, che qui voglio ricordare perchè, dopo quasi trent’anni, il loro primo 33” è probabilmente la cosa che suona oggi più attuale tra tutte quelle mai prodotte in UK da gruppi di elettronica. Vi sfido, allora, ad indicarmi un disco completo che registrato nel 1980 suoni nel 2008 più moderno di Thirst ( su et. Fetish FR2002)! Non devo spiegarvi io il perchè, andate semplicemente ad ascoltarlo (se siete pigri si trova anche in cd o si può scaricare in mp3); pochi invece sanno e non è riportato neppure su Wikipedia, che i due ragazzotti esordirono vinilmente nel 1979 su Neutron Records in una seminale compilation, The first 15 minutes, insieme ai Vice Versa (poi divenuti gli “ultra pop” ABC), che vi ritraggo qui sotto e che costituisce, come amo dire, preda ambita….ma prima, vi prego, puntate all’LP.

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~ di lexspeed su settembre 25, 2008.

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