East coast vs west coast

Le rivalità in campo musicale, allora, non erano solo tra il vecchio ed il nuovo continente ma soprattutto tra le diverse scene di una stessa nazione, ricordiamo dunque Londra contro Manchester per il dominio nel post punk, Bologna contro Pordenone per la leadership new wave peninsulare ma soprattutto la Grande mela contro la Città degli angeli negli States. La rivalità venne addirittura consacrata e palesata in due vinili, uno notissimo l’altro un po’ meno.  

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Nel 1978 un inglese, “tal” Brian Eno, reduce dal’esperienza inglese con  Roxy music e con Bowie ( hai detto niente) e da quella americana con i Television (meno fortunata agli inizi, ecco qui sopra un raro bootleg che documenta le prime non brillanti registrazioni del gruppo di Tom Verlaine -prodotto sperimentalmente da ENO- che poi  per l’uscita ufficiale su vinile di Marquee Moon decise di affidarsi al locale Andy Johns) si trasferì a New York dove intercettò la fiorente scena new wave locale; anzi NO wave, questo il nome della corrente musicale che fluiva libera ed incontrollata per le avenue di Manhattan e le street dei sobborghi ma che stentava, per la propria particolare durezza ed anti commercialità più totale, a trovare uno sbocco discografico. Ma Eno, l’uomo che poi  fece la fortuna degli U2, arruolò 4 band e le fece incidere in assoluta libertà: ne scaturì un disco ostico che viveva essenzialmente, nei suoi momenti migliori, su distorsioni e suoni lacerati riconducibili ad un punk-funk sperimentale ed intellettualoide; sì, quello che facevano in albione il Pop group ed i This heat a New York si innervava di nuova tensione e soprattutto del sax squilibrato di James Chance, per creare un  nuovo genere di musica sperimental-electro.

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 L’album (ed. Antilles attenzione, diffidate delle ristampe) fu talmente innovativo che zittì tutta la scena alternativa americana, che sino ad allora viveva su elaborazioni hard core del primo punk, su stilemi ramones(chi) e sulle splendide melodie afro-techno dei Talking heads, anch’essi prodotti dal geniale Eno.  Ma dall’altra parte del paese i punk losangelini, intesero rispondere;  non potendosi però  misurare sul terreno dell’innovazione assoluta decisero di autoprodurre in risposta al no nichlista che veniva dalla east coast un sì violentemente solare e scanzonato: venne pubblicato così Yes L.A. che, su di un picture disc, fieramente proclamava come “questo disco non è stato prodotto da Brian Eno” e conteneva alcune pregevolezze ed invenzioni punk rock, essenzialmente per merito  degli statuari X. 

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Risultato: 1 a 0 per Ny per la musica ma 1 a 0 per L.A. per lo splendido vinile trasparente.

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~ di lexspeed su aprile 1, 2008.

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