I fratellini degli uomini macchina (little brothers of the men machine)

Se la scena post punk  inglese e quella americana erano ricche di band ed artisti dalle più variegate ispirazioni e sensibiltà, la scena tedesca dei primi anni ottanta era dominata dalle algide figure dei Kraftwerk e dalla loro musica sintetica.

Il gruppo di Ralf und Florian era attivo da ben prima dell’avvento della rivoluzione punk ed il loro primo lp, a nome Organisation (Tone Float su Viktor 8111), risale al 1970 ed è oggi un must per tutti i collezionisti vinilici (oggi sfiora i 500 eurini), essendo stato stampato in sole 300 copie e mai ripubblicato in cd, almeno ufficialmente. Comunque, all’inizio del 1980 i Kraftwerk avevano licenziato due tra i loro lavori più influenti: The man machine nel 1978 (le prime edizioni in vinile rosso sono un must)  e Computer world ( EMI ) nel 1981,  insieme ad una manciata di singoli fulminanti, tra cui, particolarmente in italia, The Model.

Il dominio della scena, però, non frustrò le giovani leve alemanne ma ebbe sicuramente l’effetto di dirigerle verso la musica sintetica; fortunatamente le elaborazioni migliori non si appiattirono sul sound dei Kraftwerk ma consentirono notevoli spunti di originalità. Voglio elencarne alcune, senza pretesa alcuna di completezza e senza scomodare mostri sacri come Neu!, Can e Faust, che però non erano certo il frutto della new wave.

Si parte con i D.A.F. che irruppero sullla scena addirittura firmando per una etichetta storica dell’elettronica GB, la Mute, poi divenuta famosa per essere l’etichetta dei Depeche Mode; il loro primo singolo arrivò nel 1980, Kebabträume / Gewalt, (Mute Records) ed ebbe un discreto successo ma la bomba arrivò un anno dopo, nel 1981,  con l’uscita su 12” ed etichetta Virgin del sigolo Der Mussolini (a proposito del mio post precedente..), che riempì le piste di mezzo  mondo. Immediatamente i DAF marcavano la loro differenza con i maestri, adottando un sound molto più duro e sporco ed un cantato non sintetico ma quasi bestiale, nonchè l’uso del batterista nelle esibizioni live.

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Quello stesso anno una costola dei DAF dava vita al progetto Liaisons Dangereuses, che poco dopo sfornava  una hit indimenticabile, con il mitico maxi Los ninos del Parque (Roadrunner records- 1982), ove al marziale cantato sintetico si sostituiva un testo “vomitato” in spagnolo e il numero di electro- beat diventava ancora più alto; guardali qui http://www.youtube.com/watch?v=ksuVl3sEf7s

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Nella vicina e quieta Svizzera l’urlo dei sintetizzatori germanici non poteva rimanere inascoltato ed ecco spuntare i Grauzone con il loro singolo Eisbaer, oggi divenuto uno standard: andatevi ad ascoltare e vedere su you tube  la versione live dei Dresden Dolls, anziché quella latin dei noiosissimi Nouvelle Vogue; nei cantoni elvetici  l’elettronica diventava addirittura gelida e, non poteva essere diversamente, la batteria scandiva il tempo con una precisione ed una ripetitività angosciante.

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Il fenomeno lambì nel 1980 anche l’Austria ed andò scemando in pochi anni, il canto del cigno fu comunque il bel singolo dei Rheingold (presentatisi anche a San Remo – ricordo) Dreiklangs Dimensionen (Welt Record) dalla melodia accattivante ma già più addomesticata, sintomo dell’inevitabile esaurimento della spinta creativamente violenta della new wave.

Gli anglosassoni, nel frattempo, non potevano certo tollerare di essere invasi dai continentali e sulla manica si combattè nuovamente una lotta, aspra ma gioiosa,  a suon di sintetizzatori e drumming machine…ma quella dei Cabaret Voltaire, degli Omd e degli Human League è un’altra storia.

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~ di lexspeed su gennaio 22, 2008.

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